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	<title>Stato Critico</title>
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		<title>Stato Critico</title>
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		<title>“Attitudini” dell’allievo o piuttosto problema strutturale della società capitalista?</title>
		<link>http://statocritico.wordpress.com/2008/12/22/%e2%80%9cattitudini%e2%80%9d-dell%e2%80%99allievo-o-piuttosto-problema-strutturale-della-societa-capitalista/</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 13:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>reteeconomia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[“Attitudini” dell’allievo o piuttosto problema strutturale della società capitalista? di Aris Della Fontana Ci dicono che la nostra sia una società democratica, dove quindi il diritto allo studio è garantito e nella quale chiunque può continuare gli studi senza difficoltà. Basta che si applichi nell’apprendimento. Sappiamo che in una società classista ciò è soltanto una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=31&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><span class="postbody1"><strong>“Attitudini” dell’allievo o piuttosto problema strutturale della società capitalista?</strong></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><span class="postbody1">di Aris Della Fontana</span></span></p>
<p><span class="postbody1">Ci dicono che la nostra sia una società democratica, dove quindi il diritto allo studio è garantito e nella quale chiunque può continuare gli studi senza difficoltà. Basta che si applichi nell’apprendimento. Sappiamo che in una società classista ciò è soltanto una chimera. Molti insegnanti, politici, pedagogisti ed opinionisti pretendono insegnarci che le differenze di classe non esistono più nella società contemporanea occidentale e che, semmai, continuano ad esistere solo minime disuguaglianze sociali dovute anche alle diverse “attitudini” individuali. Una teoria delle attitudini dietro la quale troppi protagonisti del mondo scolastico si nascondono, contraddicendo don Lorenzo Milani che la definiva nientemeno che “razzista”. <span id="more-31"></span></span><br />
<span class="postbody1">Un’analisi marxista, che la Gioventù Comunista vuole riscoprire e riportare all’ordine del giorno, non può invece fare a meno di riconoscere la società borghese, a tutt’oggi, come il luogo in cui, con le forme, i modi e le peculiarità di tempo e di luogo, esistono non solo delle differenze di classe, ma che continua a svilupparsi una evidente lotta fra tali classi sociali diverse e contrapposte. </span><br />
<span class="postbody1">In questo documento vogliamo prendere in considerazione un tema generale come la <strong><span style="color:#ffa34f;">selezione</span></strong> scolastica osservandola principalmente sotto tre punti di vista: quello dell’origine sociale, quello dell’origine etnica e quello del controllo sociale da parte dello Stato nell’utilizzare la scuola per ricreare la stratificazione della società. </span></p>
<p><span class="postbody1"><strong>Origine etnica</strong> </span></p>
<p><span class="postbody1">Ciò che si insegna a scuola non è culturalmente neutro, anche se molti insegnanti pretendono lo sia o credono loro stessi di essere un modello di neutralità: ma essere neutrali non è umanamente possibile, essere democratici e rispettosi delle opinioni altrui invece è fattibile. Fra l&#8217;essere indipendenti e l&#8217;essere neutrali esiste poi una bella differenza che a volte si tende a sottovalutare. Il modello d’insegnamento è in ogni caso influenzato dalla nostra cultura occidentale, oltre che borghese. La storia viene affrontata cronologicamente basandosi sul ruolo dell’Occidente. Le altre civiltà sono spesso studiate in funzione del periodo colonialista. Nei libri di testo non si affrontano direttamente problematiche vissute dalle classi sociali meno abbienti e con la moda degli esperimenti a crocette si indirizza lo studente nelle direzione voluta dal pensiero dominante e dunque dal pensiero unico. Il docente di sentimenti progressisti deve quindi sapersi emancipare da questa situazione, proponendo alternative anche a livello contenutistico. Ciò garantirebbe un vero pluralismo a scuola: il docente di destra, infatti, riproduce quello che il sistema dominante prevede e cioè un modello borghese; al fine di garantire vero pluralismo ci si aspetta che il professore progressista si distanzi e permetta agli studenti di affrontare quanto prevede il programma da un punto di vista differente. </span><br />
<span class="postbody1">Quegli allievi che provengono da un contesto diverso, che quindi non solo non padroneggiano perfettamente la lingua, ma soprattutto che hanno interiorizzati norme e valori culturali diversi, sono considerati da ancora troppi insegnanti dei ritardati: in realtà questo non ha niente a che fare con l’intelligenza. Non è un mistero di come i figli dei lavoratori stranieri in certi cantoni del nostro paese venissero relegati alle classi di scuola speciale unicamente perché non padroneggiando bene la lingua non erano in grado di seguire le lezioni. Ecco quindi che la preparazione del docente assume un&#8217;importanza notevole perché potrebbe in caso contrario iniziare un processo di esclusione dell’allievo, il quale non si esprimerà, non parteciperà né in classe né fuori: questo avrà in un prossimo futuro delle ripercussioni sul relazionarsi con la società dell’allievo emarginato, a cui possiamo legare il dibattito sulla criminalità giovanile (come conseguenza di fattori sociali) che viene invece strumentalmente utilizzato dalla Destra al fine di limitare i diritti civili e le libertà costituzionali. </span><br />
<span class="postbody1">Spesso l’unico modo per essere rispettati non è l&#8217;integrazione, ma l&#8217;adeguarsi alle usanze indigene in un senso di assimilazione, consacrando in più maggiori sforzi rispetto agli altri allievi, cosa che comporta una grande discriminazione. Oltre a ciò occorre rendersi conto che il programma scolastico richiede vari elementi di partenza che non sono in sé discriminatori, ma che assumono questo valore negativo quando non tutti gli allievi ne possono disporre. Per esempio si sottintende (male) che tutti i bambini abbiano a casa un quotidiano, che possano prendere del materiale didattico direttamente da casa e che soprattutto i genitori siano al corrente non solo del funzionamento scolastico ma che essi abbiano un’istruzione adatta per seguire il progredire dei propri figli nell&#8217;apprendimento. I bambini di famiglie immigrate che il più delle volte vengono pure da un contesto socio-economico basso sono le persone che hanno maggior bisogno di accoglienza nel sistema scolastico, ma tuttora questi individui rischiano di non sentirsi a casa loro. Un allievo che si sente poco accettato avrà risultati minori rispetto ad uno ben integrato. Le forze che gli immigrati spendono per venire integrati, potrebbero essere usate invece per studiare. La scuola dovrebbe essere il trampolino dell’integrazione, invece, malgrado sforzi nobili che esistono certamente, diventa la fautrice di una prima differenziazione: è importante impedire la gerarchizzazione dell’insegnamento e garantire l’accesso al sapere a tutti i giovani, superando la teoria razzista delle attitudini, come tuonava don Milani dalle pagine della sua “Lettera a una professoressa”, perché tutti i ragazzi “sono adatti alla terza media e tutti sono adatti a tutte le materie”! </span><br />
<span class="postbody1">Abbiamo con questo capitolo visto come l&#8217;origine etnica sia legata a filo doppio con l&#8217;origine sociale. Evidentemente, quest&#8217;ultima, riguarda anche studenti autoctoni. In questo senso il Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) si era mosso correttamente lo scorso anno, quando il Dipartimento Educazione Cultura e Sport (DECS) aveva ammesso cifre inquietanti circa la selettività che colpiva i ragazzi di origine straniera al termine della quarta media. Nel passaggio dalle scuole medie alle scuole medie superiori il numero di studenti stranieri cala in maniera drastica: dei circa 400 allievi spagnoli che terminano la quarta media, solo 51 li ritroviamo al liceo; dei circa 50 allievi turchi al termine dell&#8217;obbligo scolastico, continuano gli studi solo in 7. E l&#8217;elenco potrebbe continuare. Più che l&#8217;origine nazionale, sottolineava il SISA (ma anche il DECS), in quell&#8217;occasione che era la condizione socioeconomica famigliare a influenzare la scelta di continuare gli studi. Dati peraltro non del tutto nuovi: uno dei primi comunicati del SISA, nel settembre 2003, denunciava il carattere classista della scuola ticinese. Alla base della dichiarazione dei sindacalisti studenteschi c&#8217;era un lavoro di Mario Donati del 1999 che dimostrava come &#8220;ci vogliono un po&#8217; meno di tre allievi di classe sociale superiore alla scuola media per ottenerne uno all&#8217;università cinque anni dopo. Ne devono partire invece circa 8 di classe sociale media per averne uno all&#8217;università, mentre ce ne vogliono 17 (quasi una classe!) di origine sociale inferiore per ritrovarne uno all&#8217;università&#8221;. </span></p>
<p><span class="postbody1"><strong>Origine sociale</strong> </span></p>
<p><span class="postbody1">Lo studio di Donati rendeva evidente anche come la scelta dei livelli (attitudinali o di base) nel secondo ciclo delle scuole medie non fosse del tutto basato su una questione di “attitudine” quanto di origine sociale. E&#8217; abbastanza evidente, essendo i livelli A e B un fattore importante che consente o meno ad un ragazzo di accedere agli studi superiori: “Mentre le scuole medie superiori attingono a piene mani nelle fasce sociali elevate e in quelle medie, le formazioni con apprendistato reclutano una grossa fetta dei loro utenti ai piani inferiori della composizione sociale della popolazione”. </span><br />
<span class="postbody1">E&#8217; noto a tutti che più si continua con gli studi, più aumentano i costi. E&#8217; noto anche come i tagli dovuti alla politica economica e sociale di stampa neoliberista non abbiano certo migliorato la situazione dell&#8217;aiuto statale agli studenti di classe sociale sfavorita. Senza voler tirare in ballo statistiche (abbastanza preoccupanti) su quanto accade a livello universitario, dove con la riforma di Bologna sembra che la condizione sociale degli studenti sia peggiorata, limitiamoci a riflettere sulle scuole dell&#8217;obbligo. </span><br />
<span class="postbody1">E&#8217; evidente che esiste anche una questione culturale: studenti di classi sociali agiate hanno dietro di sé una famiglia che trasmette loro determinate conoscenze, valori, atteggiamenti in relazione alla cultura. Tutto questo influenza chiaramente anche il profitto scolastico. Eppure non dobbiamo ridurre l&#8217;analisi a un discorso culturale, perché esso è legato direttamente con la questione sociale, anche ma non solo finaziaria: un bambino, come spiega Giovanni Galli, che cresce in un ambiente dove la lettura di libri è vista come una normale attività, dove i genitori si interessano dell&#8217;attività scolastica, hanno certamente dei vantaggi. Oggi, ricorda Galli, si impara molto al di fuori delle aule scolastiche: TV, DVD, Cinema, Internet, ecc. influenzano la vita dei bambini, così come pratica sport in una società, suonare uno strumento, ecco. sono momenti educativi importanti, che però spesso sono del tutto in mano a privati che su queste offerte formative speculano e fanno profitti. Ecco allora la domanda: chi se li può permettere? </span></p>
<p><span class="postbody1"><strong>Controllo sociale</strong> </span></p>
<p><span class="postbody1">Abbiamo quindi appurato che esistono forme di <strong><span style="color:#ffa34f;">selezione</span></strong> sociale tuttora presenti. Chiediamoci adesso se esiste una volontà politica nel mantenere questa situazione. Nel &#8217;68 si diceva: “Allo Stato non conviene che noi si impari a pensare”. Esiste insomma una volontà di controllo sociale, oltre che di riproduzione delle differenze di classe? Senza poter iniziare una ricerca approfondita, senza dubbio possiamo riconoscere una poca sensibilità verso la cultura generale nelle formazioni professionali soprattutto, anche se pure a livello liceale negli ultimi anni abbiamo assistito ad un insistenza delle materie cosiddette “redditizie”, cioè utili al mercato. Non da ultimo le riforme liceali del 1997/&#8217;98 e quella in discussione attualmente giocando sul cosiddetto (ma è un nomignolo significativo) “blocco scientifico” aumentano la <strong><span style="color:#ffa34f;">selezione</span></strong> in modo artificiale e mettendo sotto pressione le discipline umanistiche. Sempre nelle formazioni soprattutto professionali ci troviamo di fronte ad una maggiore difficoltà ad esprimersi e ad organizzarsi dei giovani: gli apprendisti sono spesso formati unicamente per le strette esigenze di mercato, bloccando ogni sviluppo di pensiero critico e dunque forgiando una futura classe operaia incapace di rivendicare e di organizzarsi per lottare. Gli allievi che frequentano una scuola professionale escono da essa con una relativamente buona formazione inerente la professione, ma spesso mancano di competenze e conoscenze che permettono loro di comprendere il mondo (scientifiche, filosofiche,…). Essi sono quindi disarmati e non possono difendersi individualmente e nemmeno collettivamente (prendere posizione, organizzarsi,…). Questo fatto però lo riscontriamo anche a livello di scuola media e non possiamo escluderlo a priori anche nelle formazioni superiori. </span><br />
<span class="postbody1">Le differenze fra gli allievi si possono approfondire in tre modi: 1. il paese non concede mezzi sufficienti all’insegnamento di base, concentrandosi a investire in strutture universitarie semiprivate (vedi USI); 2. i bambini sono separati in corsi diseguali che portano anche a risultati disuguali (non corsi differenziati in base ai tempi di ciascuno, come chiedeva don Milani, ma livelli attitudinali prerogativa per accedere o meno al liceo); 3. le scuole sembra vogliano seguire la via della competizione fra loro (come avviene sciaguratamente già in alcuni paesi) e quindi danno vita ad un vero e proprio mercato, dove i sussidi e gli impieghi dipendono dal numero di allievi iscritti e i genitori possono decidere dove mandare a scuola i figli, quindi si ha una divisione classistica delle sedi scolastiche stesse, con scuole di serie A e scuola di serie B. (Questo in Ticino non è ancora il caso, anche se le rivalità di censo e di “qualità” fra Liceo di Lugano 1 e Liceo di Lugano 2, ad esempio, non si potranno nascondere per molto ancora). </span></p>
<p><span class="postbody1"><strong>Conclusione </strong></span></p>
<p><span class="postbody1">Bisogna interrompere questo sistema discriminatorio! Ma il sindacato studentesco da solo non può occuparsene da solo senza una partecipazione attiva e diretta anche dei docenti democratici e progressisti e dei genitori. Riteniamo si debba riprendere in mano la possibilità di riformare del tutto la scuola, rendendola comune dai 6 ai 15 anni, una scuola generale, ma nello stesso tempo politecnica, in cui ogni specializzazione professionale sia esclusa. I giovani saranno più maturi e gestiranno con facilità le basi generali. Questo cambiamento che è per certi versi rivoluzionario non può essere effettuato immediatamente, bisogna dunque proseguire con piccoli passi, ad esempio la riduzione del numero di allievi per classe, l&#8217;aumentare il numero d’insegnanti, la statalizzazione di certi servizi para-scolastici oggi lasciati in balia della “libera” concorrenza. Occorre interrompere i meccanismi di segregazione, placare la nascente concorrenza tra scuole. Si deve indirizzare gli allievi ad una scuola determinata in relazione al suo domicilio, un discorso che si faceva con l&#8217;istituzione della scuola media negli anni &#8217;70 e poi forse dimenticato. Una scuola insomma più umana, aperta alle attività artistiche, sportive, associative,…attenta non tanti ai geni, quanto a tutti gli studenti soprattutto coloro che hanno delle difficoltà. </span><br />
<span class="postbody1">Utopia? No! Un sistema scolastico che andava in questa direzione esisteva nella tanto vituperata Repubblica Democratica Tedesca (DDR), forme simili esistono poi nei paesi scandinavi. Lo scopo di questa rivoluzione è avere dei cittadini responsabili, capaci allo sviluppo di una società democratica, solidale, pluralista ed aperta ad altre culture. È necessario quindi reinvestire sul lavoro di squadra, sulla pedagogia, favorire l’interazione fra l’attività produttiva e teorica, rendere possibile uno sviluppo locale, le azioni di solidarietà, la creazione artistica,… </span><br />
<span class="postbody1">Ma sappiamo anche che sarà fattibile pensare ad una democrazia sostanziale nella scuola solo non nascondendo un programma politico volto alla trasformazione sociale. </span></p>
<p><strong>Aris Della Fontana</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin:0;"><strong><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;">(studente liceale e militante nella Gioventu’ Comunista)</span></strong><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> dual, école inögale”. (www.ecoledemocratique.org) </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>M. Ay; M. Bertini</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> (2007): “Die soziale Reproduktion in Bildungswesen”, Forschungsproseminar zur Einführung in die empirische Sozialforschung, Soziologisches Seminar, Università di Lucerna. </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>S. Bowles; H. Gintis (1979): “L’istruzione nel capitalismo</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> maturo”, Zanichelli, Bologna. </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>M. Donati (1999): “Volevi veramente</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> diventare quello che sei?”, Ufficio Studi e Ricerche del Canton Ticino, Bellinzona. </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>G. Galli (2005): “Scarpe rotte eppure bisogna andar. Indizi e</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> considerazioni sulla democraticità della scuola”. (<a href="http://web.ticino.com/giovannigalli/scarpe.htm" rel="nofollow">http://web.ticino.com/giovannigalli/scarpe.htm</a>). </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>G. Galli (2006): “Non</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> vogliamo mica la luna… magari un cavallo! Formazione: tra scuola pubblica e mercato del tempo libero”. In: “Verifiche”, Nr. 5, Nov. 2006. </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>G. Galli</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> (2004): “Disadattamento, <strong><span style="color:#ffa34f;">selezione</span></strong> scolastica, democrazia negli studi”. (<a href="http://web.ticino.com/giovannigalli/selezionescolas.htm" rel="nofollow">http://web.ticino.com/giovannigalli/selezionescolas.htm</a>). </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>M. Ay (2003):</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;"> “I tagli all’educazione e la mentalità che li sostiene”. </span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;" lang="FR">(<a href="http://www.sisa-info.ch" rel="nofollow">http://www.sisa-info.ch</a>) </span></span><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;" lang="FR"><br />
<span class="postbody1"><span> </span>J.P. Kerckhofs (2004): “Adapter l&#8217;école pour</span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Symbol;"><span>l</span></span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;" lang="FR"> créer des emplois?”. </span></span><span class="postbody1"><span style="font-size:9pt;font-family:Verdana;">(www.ecoledemocratique.org)</span></span></p>
<p><span class="postbody1">Bibliografia </span></p>
<p><span class="postbody1"><span> </span>N. Hirtt (2004): “Emploi</span></p><br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/statocritico.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/statocritico.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/statocritico.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/statocritico.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/statocritico.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/statocritico.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/statocritico.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/statocritico.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/statocritico.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/statocritico.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/statocritico.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/statocritico.wordpress.com/31/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/statocritico.wordpress.com/31/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/statocritico.wordpress.com/31/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=31&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Agorà di &#8220;Stato critico&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 23 Nov 2008 22:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crisi finanziaria ed economica mette in discussione ogni certezza. Se vogliamo un futuro dovremo costruircelo. Come? Elaborando valori condivisi senza limitazioni partitiche o ideologiche. Quali? Dagli operai delle Officine di Bellinzona, dagli studenti ticinesi, dai cittadini che difendono le risorse del paese, giunge una sfida: cambiamo il punto di vista e incominciamo a pensare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=23&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;"><a href="http://statocritico.files.wordpress.com/2008/11/stato_critico_agora.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-22" title="stato_critico_agora" src="http://statocritico.files.wordpress.com/2008/11/stato_critico_agora.jpg?w=462" alt="stato_critico_agora"   /></a><span id="more-23"></span>La crisi finanziaria ed economica mette in discussione ogni certezza. Se vogliamo un futuro dovremo costruircelo. Come? Elaborando valori condivisi senza limitazioni partitiche o ideologiche. Quali? Dagli operai delle Officine di Bellinzona, dagli studenti ticinesi, dai cittadini che difendono le risorse del paese, giunge una sfida: cambiamo il punto di vista e incominciamo a pensare che l’economia vera non è quella di Wall Street, ma siamo tutti noi. Dunque la nuova economia, le nuove regole, dovranno essere scritte da coloro che le crisi le subiscono, non da coloro che le hanno causate. A questi ultimi vada il nostro unanime “Giù le mani…”<br />
<strong>Serata pubblica con Alfonso Tuor, giornalista economico e vicedirettore del Corriere del Ticino, condotta da Sidney Rotalinti in collaborazione con gli studenti del SISA e i lavoratori delle Officine di Bellinzona che presenteranno nuovi interrogativi e iniziative concrete. Obiettivo: mostrare cosa succede ‘quando la gente fa scuola’.</strong></p><br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/statocritico.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/statocritico.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/statocritico.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/statocritico.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/statocritico.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/statocritico.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/statocritico.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/statocritico.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/statocritico.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/statocritico.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/statocritico.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/statocritico.wordpress.com/23/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/statocritico.wordpress.com/23/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/statocritico.wordpress.com/23/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=23&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Una politica scolastica che si allontana dai bisogni dei giovani e da una società democratica</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 23:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[...secondo gli studenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Una politica scolastica che si allontana dai bisogni dei giovani e da una società democratica §1 – Introduzione Scrivendo questo testo vogliamo far capire come l’istruzione sia quasi ovunque, quindi anche in Svizzera, guidata dalle inique regole del mercato. Il sistema scolastico, dovendo sottostare alle leggi dell’economia, perde quegli elementi democratici di cui dovrebbe disporre [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=26&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#0000ff;">Una politica scolastica che si allontana dai bisogni dei giovani e da una società democratica</span></h2>
<p style="text-align:justify;">§1 – Introduzione</p>
<p>Scrivendo questo testo vogliamo far capire come l’istruzione sia quasi ovunque, quindi anche in Svizzera, guidata dalle inique regole del mercato. Il sistema scolastico, dovendo sottostare alle leggi dell’economia, perde quegli elementi democratici di cui dovrebbe disporre per garantire uguale possibilità d’apprendimento a qualsiasi individuo, sia esso proveniente da un ceto sociale agiato o meno. Purtroppo l’influenza che l’economia porta all’interno dell’istruzione, fa venir  meno questo basilare principio; come questo accade lo vedremo più avanti.<br />
Per parlare di democrazia nella scuola ticinese, sistema molto simile a quella degli altri paesi d’Europa (data la medesima mano che muove i diversi burattini), crediamo si debba fare un piccolo passo indietro in modo da contestualizzare al meglio la situazione odierna. Analizziamo quindi le due grandi fasi che hanno caratterizzato il sistema dell’educazione occidentale dal dopoguerra ad oggi: la mercificazione e la massificazione dell’insegnamento. Successivamente avremo modo d’approfondire la questione relativa la selezione sociale presente nella politica scolastica dominante d’entrambe i suddetti momenti.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-26"></span><br />
§2 &#8211; La mercificazione</p>
<p>Quello che stiamo vivendo oggi è una fase di mercificazione dello studio, iniziata verso la fine degli anni ottanta, un momento di sostanziali riforme del sistema scolastico europeo. Venne in particolar modo data una forte autonomia ai vari istituti, cosa che porta ad un’iniqua competizione fra scuole. Il triste risultato consiste nel rendere delle sedi scolastiche “migliori” di altre, accessibili in particolar modo a studenti provenienti da un certo  tipo di ambienti famigliari. Per contro, ad altri giovani viene imposta la ‘scelta’ di una scuola di seconda fascia. Questa era pure la volontà di coloro che sostenevano il finanziamento pubblico delle scuole private, una realtà che in Europa si è spesso avverata, ma che in Ticino una forte mobilitazione di studenti, insegnanti e genitori è riuscita a bloccare nel 2001. La tendenziale concorrenza che avviene tra il Liceo di Lugano 1 ed il Liceo di Lugano 2  è un nostrano esempio di competizione, la quale porta uno squilibrio tra due istituti scolastici che dovrebbero garantire la medesima validità. Esistono non poche famiglie, soprattutto quelle più agiate, che decidono, a quanto risulta al SISA, di iscrivere i propri figli nel liceo 1, pur vivendo in quelle zone che il liceo di Savosa dovrebbe “coprire”. Bisogna comunque aggiungere che la concorrenza tra questi due licei non è ancora paragonabile all’idea di concorrenza presente in paesi come gli USA, ma il timore è che si vada sempre più verso questa direzione.<br />
Questa competizione è data quindi dalla “libertà di movimento” che è stata concessa alle singole sedi scolastiche, la quale ha generato un altro importante fenomeno, che è quello dei partenariati con il mondo dell’impresa. Sono molte le scuole, principalmente a livello universitario, che in maniera più o meno esplicita stipulano degli accordi con imprese che con l’educazione non hanno nulla a che vedere. I vantaggi che una scuola può trarre da questi partenariati sono ovviamente i soldi che le imprese versano nelle loro casse, e gli strumenti che offrono gratuitamente o a cifre ridotte, permettendo così di rendere la scuola più attrattiva. Tutto ciò porta più ragazze e ragazzi (ormai meri clienti sul mercato) ad iscriversi in un istituto piuttosto che in un altro. D’altro canto anche l’impresa ha ovviamente un importante ritorno da queste collaborazioni: l’insegnamento viene per buona parte guidato dalle esigenze del capitalismo, formando così più lavoratori utili alle imprese attive in quei settori che oggi spingono e guidano l’economia.<br />
Gli istituti scolastici sono sommersi dalle “generose” offerte di sponsorizzazioni e di materiale didattico gratuito; questo perché, secondo uno studio condotto in Francia, il consumo delle famiglie è influenzato per circa il 43% dai bambini , i quali sono a loro volta influenzati dal materiale educativo usato a scuola: se un ragazzo impara ad usare un computer della Microsoft nella propria scuola (Microsoft sponsorizza l’aula informatica della scuola o addirittura una cattedra della facoltà universitaria), è difficile che per il proprio uso domestico vada a scegliere un computer Macintosh o ancora un sistema operativo open-source, e viceversa. Un importante esempio è la sottoscrizione di partenariato tra il Ministero tedesco dell’Educazione e la Deutsche Telekom, per accelerare la dotazione degli istituti scolastici di computer, connessioni alla rete, ecc. Un caso simile in Svizzera riguarda Swisscom e il “Partenariato Pubblico Privato – Scuola in rete”.</p>
<p>§3 – La massificazione</p>
<p>È importante sapere che all’odierna situazione si è giunti dopo essere passati per un’altra importante fase vissuta dal mondo della scuola: la massificazione.<br />
Nell’immediato periodo successivo alla seconda guerra mondiale l’economia europea richiedeva più manodopera qualificata rispetto a quanto non fosse necessaria prima; questa necessità spinse all’apertura dell’insegnamento secondario anche alle fasce meno agiate della società.<br />
La massificazione permetteva quindi l’accesso ad un insegnamento più qualificato a persone provenienti da qualsiasi classe sociale: ciò non è però da interpretare come reale democratizzazione del sistema scolastico, infatti l’operaio qualificato occupa oggi la stessa posizione che occupava l’operaio non qualificato di trent’anni prima.<br />
La selezione, nei nostri giorni ancora molto forte, non è sparita nemmeno nel periodo di massificazione dell’insegnamento, perché dal momento in cui tutti possono accedere a studi secondari, la selezione sociale non avveniva più all’uscita dalla scuola primaria, ma all’uscita di quella secondaria: solo i figli delle classi più abbienti avevano la possibilità di seguire degli studi più completi che preparavano all’insegnamento superiore.<br />
La crisi economica che colpisce il continente nella metà degli anni Settanta oltre a portare una frenata alla crescita della spesa pubblica (anche con la fine delle politiche keynesiane per favorire quelle neo-liberiste), cambiò radicalmente le condizioni che avevano precedentemente permesso il fenomeno della massificazione.<br />
Il nuovo contesto economico è dunque estremamente diverso da quello vissuto in precedenza: è diventato più instabile e quindi molto difficilmente prevedibile; tale instabilità economica porta ad una precarietà dell’impegno dello stato nei servizi pubblici. Il risultato è l’inizio della mercificazione dell’insegnamento, descritta precedentemente.</p>
<p>§4 – La selezione</p>
<p>Come già accennato precedentemente, la situazione dell’educazione svizzera e ticinese è analoga a quella di tutto il mondo occidentale, anche se vi sono paesi in cui l’andamento è purtroppo peggiore. Il problema della selezione sociale è in effetti presente anche alle nostre latitudini e non sono pochi gli studi che dimostrano come se “le scuole medie superiori attingono a piene mani nelle fasce sociali elevate e in quelle medie, le formazioni con apprendistato reclutano una grossa fetta dei loro utenti ai piani inferiori della composizione sociale della popolazione” .</p>
<p>4.1. &#8211; Scuole medie</p>
<p>Non dobbiamo dimenticare che la nascita stessa della scuola media unica negli anni ’70 in Ticino (con l’obiettivo di superare la divisione in scuola maggiore e ginnasio dopo la quinta elementare) non ha mai visto realmente una strutturazione unitaria. Fin dall’inizio, nel secondo biennio, gli allievi venivano suddivisi nelle sezioni A e B , dove la sezione A, stando al messaggio governativo, “si configurava come scuola per allievi di capacità scolastiche medie e superiori” . Successivamente si optò per un sistema a livelli intercambiabili limitato a tre materie (oggi a due).<br />
I primi momenti di selezione avvengono dunque già all’età di 12-13 anni, quando, dal passaggio tra la seconda e la terza media, ci si trova nella condizione di scegliere tra il livello attitudinale (A) o quello base (B): questa “scelta” sarà poi determinante per il futuro del ragazzo, che, a dipendenza del livello al quale accederà, potrà continuare gli studi oppure intraprendere un tirocinio professionale. Se tale metodo potrebbe sembrare utile per consentire ai ragazzi più “dotati” di proseguire gli studi affrontando delle lezioni più impegnative, garantendo loro una maggiore preparazione, e magari pure senza un presunto “intralcio” dei ragazzi apparentemente meno brillanti: la suddivisione in due differenti livelli d’insegnamento nasconde però nella realtà una forte selezione sociale. A 12-13 anni non ci si può dedicare anima e corpo allo studio, è anzi un bene che il ragazzo dedichi una parte importante del proprio tempo libero allo svago. I momenti d’aggregazione con i propri coetanei, in cui ci si possa divertire, costruire relazioni e maturare nuove esperienze sono molto importanti, soprattutto nella fascia d’età considerata. I giovani di origine sociale medio-alta sono molto più facilmente seguiti dalla propria famiglia: spesso i genitori hanno studiato; i loro figli crescono in un ambiente idoneo allo studio, sia dal punto di vista finanziario sia dell’aiuto pratico che possono ricevere. Ci sono quindi molte possibilità che i figli delle classi sociali più alte riescano fin da subito ad avere un certo rendimento scolastico, il quale permette di accedere ai livelli attitudinali, e, in un secondo tempo, a degli studi superiori. Per contro una famiglia di ceto medio-basso si trova in una situazione differente: i genitori non svolgono solitamente professioni di presunto prestigio sociale, e spesso non hanno avuto la possibilità di frequentare studi superiori; l’ambiente che si sviluppa attorno ai loro figli non è sicuramente quello ideale perché essi si concentrino sulla propria formazione. Le possibilità di accedere ai livelli attitudinali prima, e a degli studi secondari poi, sono complicate a causa della non facile situazione economica; inoltre l’aiuto che i figli possono ricevere dai genitori è limitato, a causa delle poche conoscenze di questi, e a causa della poca voglia che, in maniera più che comprensiva, può avere un manovale, stanco dalla dura giornata di lavoro, di aiutare il proprio figlio a fare i compiti la sera.</p>
<p>4.2. &#8211; Licei e politecnici</p>
<p>Nel settore liceale abbiamo visto una riforma integrale del sistema nell’anno scolastico 1997/’98 e fra il 2007 e il 2008 si è assistito all’introduzione della cosiddetta “kleine Revision”. Quest’ultima, entrata in vigore con il 1° settembre 2008, è stata calata dall’alto, senza prendere in considerazione le reali necessità di allievi e docenti (evidentemente queste necessità non hanno un ritorno economico importante), ma tenendo unicamente in considerazione i bisogni del mercato. Tale riforma, infatti, che dà più importanza alle materie scientifiche rispetto a quelle umanistiche, puntando su una forte selezione proprio con il cosiddetto “blocco scientifico”, è stata, guarda caso, ispirata dai politecnici. Le università che troviamo sparpagliate nel nostro Paese sono gestite dai rispettivi cantoni di appartenenza, mentre i politecnici sono istituti federali; questo particolare status conferisce a questi ultimi un maggior “peso politico”, che si è concretamente fatto sentire con il cambiamento voluto nell’ordinamento dello studio liceale di cui si è detto. I politecnici “sfornano” giovani lavoratori da inserire in determinati settori del mondo del lavoro, che, in questo periodo di costante crescita tecnologica, sono maggiormente redditizi per il mercato. Essi stessi ricevono poi pressioni dal sistema economico, in modo che si possa orientare l’insegnamento nella direzione più confacente ai bisogni dell’economia privata.</p>
<p>§5 – Conclusione</p>
<p>Il modello scolastico adottato dal Ticino e da un po’ tutto il resto dell’Europa si basa molto spesso su concetti nozionistici, con i quali otteniamo per lo più dei giovani che nel loro periodo di formazione scolastica hanno imparato a memoria delle competenze, dimenticandole immediatamente dopo gli esami per i quali avevano studiato. Il giovane medio che esce da un nostro liceo è una persona che usa a fatica le sue potenzialità di riflessione, perché abituato unicamente all’assimilazione temporanea di nozioni più o meno interessanti.<br />
Sembra incredibile, ma il mancato uso della ragione a danno d’una sorta di dogmatismo calato dall’alto, è lo stesso problema che denunciavano gli Illuministi nel Settecento. Pare quasi d’assistere ad un momento di regresso: il secolo dei lumi ha cercato d’aprirci la mente ed allargare i nostri orizzonti, mentre l’era del capitalismo globale vuole intontirci per meglio sfruttarci con quello che ormai è davvero un “pensiero unico” .<br />
Non vogliamo però, in questo nostro discorso, sostenere che le nozioni non vadano insegnate, ma non possiamo che limitare questa forma di insegnamento ai primi passi che compie uno studente. Il nozionismo, intelligentemente coadiuvato da momenti di partecipazione collettiva e di interazione della classe, potrebbe essere la base didattica d’una scuola elementare (magari anche nei primi anni di scuola media), dove i bambini devono imparare a leggere, a scrivere e a fare i più semplici calcoli matematici. Queste prime nozioni devono essere assimilate per permettere successivamente la costruzione d’un proprio pensiero, senza di esse, infatti, non si avrebbero che degli analfabeti.<br />
Il percorso formativo d’uno studente deve però in un certo momento mutare: al nozionismo deve subentrare l’insegnamento del metodo, e questo senza dubbio al liceo, ma sarebbe il caso già sul finire delle scuole medie, soprattutto pensando che una buona parte degli allievi sceglierà la via del tirocinio professionale.<br />
Avere un docente che insegna un metodo significa imparare a prendere criticamente delle informazioni, senza farsi alienare da quanto dicono ad esempio i mass media, che in molti casi non riportano la verità ma solamente quello che più fa comodo al proprio finanziatore (purtroppo questi docenti li possiamo contare sulle dita di una mano); ed in un secondo tempo elaborare le informazioni prese per poi poter essere in grado di esporle. Questo non viene fatto unicamente per descrivere la realtà empirica delle cose, ma anche e soprattutto per migliorarla.<br />
Il sistema pedagogico appena presentato si pone in netta contrapposizione alla mercificazione che guida il sistema scolastico occidentale, in quanto lo scopo d’un insegnamento basato principalmente sul metodo ha lo scopo di creare delle menti pensanti e capaci di critica, mentre l’odierno modello, come già detto, vuole creare l’ennesima generazione alienata, da integrare come meglio possibile negli ingranaggi del sistema socio-economico costituito e quindi facile da sfruttare.</p>
<p style="text-align:right;">Mattia Tagliaferri, coordinatore del SISA</p><br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/statocritico.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/statocritico.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/statocritico.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/statocritico.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/statocritico.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/statocritico.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/statocritico.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/statocritico.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/statocritico.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/statocritico.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/statocritico.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/statocritico.wordpress.com/26/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/statocritico.wordpress.com/26/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/statocritico.wordpress.com/26/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=26&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Crisi: le domande di tutti</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 23:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Crisi: le domande di tutti&#8230; di Sidney Rotalinti, l&#8217;aria di domani, riflessioni scritte fra il 13 ottobre e il 15 novembre 2008 Articolo in formato PDF: download 1. Crisi finanziaria? Cos&#8217;è una crisi finanziaria? Per rispondere dobbiamo distinguere due interrogativi. Primo: cos&#8217;è una crisi? Secondo: cos&#8217;è la finanza? Perché tutti parlano di scollamento fra finanza [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=14&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#ff00ff;">Crisi: le domande di tutti&#8230;</span></h2>
<ul>
<li><em><strong>di Sidney Rotalinti, l&#8217;aria di domani, riflessioni scritte fra il 13 ottobre e il 15 novembre 2008</strong></em></li>
<li><em><strong>Articolo in formato PDF: <a href="http://statocritico.files.wordpress.com/2008/11/crisi-le_domande_di_tutti.pdf">download</a></strong></em></li>
</ul>
<p style="text-align:justify;"><strong>1. Crisi finanziaria?</strong><br />
Cos&#8217;è una crisi finanziaria? Per rispondere dobbiamo distinguere due interrogativi. Primo: cos&#8217;è una crisi? Secondo: cos&#8217;è la finanza? Perché tutti parlano di scollamento fra finanza ed economia? Non dovrebbero andare d&#8217;accordo come sorelle? Non sono forse le due grandi zampe che fanno camminare in giro per il mondo la grande scimmia della globalizzazione? L&#8217;una, l&#8217;economia reale, (posteriore sinistra) dovrebbe produrre ricchezza attraverso il lavoro; l&#8217;altra, la finanza (posteriore destra), sempre più virtuale, vorrebbe produrre ulteriore valore aggiunto amministrando quella ricchezza sul mercato del danaro, cioè in borsa, scambiando titoli classici, risorse, proprietà o prodotti finanziari sempre più astratti dalla realtà &#8211; e pericolosi &#8211; come i derivati di cui tutti parlano ma nessuno ha mai capito niente (forse neanche a Wall Street).<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-14"></span><strong>2. Incertezza, instabilità, difficoltà</strong><br />
In medicina una crisi è &#8220;un aumento improvviso e parossistico dei sintomi di una malattia&#8221;, in psicologia è &#8220;una manifestazione emotiva improvvisa e violenta&#8221;: crisi di nervi, di pianto. La definizione economica ci aiuta poco (&#8220;depressione dovuta allo squilibrio fra la domanda e l&#8217;offerta sui mercati&#8221;) perché questa, che si divora 400 miliardi di dollari al giorno nelle prime settimane di ottobre è una crisi finanziaria. Tant&#8217;è che tutti i capi di Stato accendono immensi ceroni affinché non venga intaccata domani la cosiddetta economia reale. Altri riconoscono onestamente che la cosa, come ben sappiamo, è già avvenuta. Dunque vale soprattutto la definizione più generica fra le fondamentali del dizionario: &#8220;situazione di grave incertezza, instabilità, difficoltà&#8221;. Queste tre parole riassumono gli stati d&#8217;animo di ognuno di noi. Sono le tre grandi angosce dell&#8217;uomo moderno, tre mostri orrendi che si mangiano ogni giorno un pezzo di libertà, uguaglianza e fraternità, le tre &#8216;divinità buone&#8217; della rivoluzione francese.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong> 3. Cronache dal fronte<br />
</strong>Se si tratta di una malattia, allora ci chiediamo tutti qual&#8217; è? Vogliamo medici chiari e qualificati che facciano analisi spassionate e oggettive di quel che sta succedendo e propongano rimedi &#8211; strategie &#8211; adeguati a salvare il paziente. Non vogliamo diagnosi compiacenti e dottori di regime che pre-giudicano i risultati delle analisi prima di averle fatte. In effetti in pochi giorni il telegiornale economico della TSI, con il suo capitano Lino Terlizzi, che prima leggeva comunicati bancari del tipo &#8220;sono le sette e va tutto bene&#8221; ora è perennemente in diretta, online con grandi eventi come l&#8217;assemblea degli azionisti dell&#8217;UBS. Giacca e cravatta del &#8216;corrispondente pinguino&#8217; hanno lasciato il posto a impermeabili svolazzanti e collegamenti che sembrano quelli della CNN durante l&#8217;uragano di New Orleans.<br />
La crisi 2008 sta cambiando anche il volto dell&#8217;informazione economica. Fra altri emerge il Corriere del Ticino. Con la sua pagina economica, diretta da Alfonso Tuor, il giornale ha prodotto una spettacolare &#8216;condotta di crisi&#8217; con dei &#8216;report&#8217; quotidiani che si fanno leggere avidamente anche da noi gente comune. Abbiamo bisogno di analisi serie e comprensibili come del pane! Non possono mandarci a letto senza cena con un&#8217;aspirina come si fa a militare.<br />
Questa è una crisi vera. Ci tocca tutti come cittadini, lavoratori, consumatori, membri attivi della società civile.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>4. &#8216;Grande scimmia essere malata&#8217;<br />
</strong>La grande scimmia neoliberista della globalizzazione è malata grave, le gambe camminano ognuna per conto proprio. Economia e finanza si prendono a calci negli stinchi a vicenda. Da tempo! Così, mentre la borsa va in pezzi, noi lavoratori, unici produttori di ricchezza reale, di valore aggiunto, strozzati dalla corruzione e dai malfunzionamenti dei servizi, dalle ristrutturazioni delle aziende, dalla crescita verticale dei prezzi del petrolio e dei generi alimentari, diventiamo sempre più poveri, sempre meno &#8220;ceto medio&#8221;, sempre più affannati a far quadrare bilanci già fatti di rinunce e sputa di ragno, sempre meno liberi, più insolventi, meno uguali, più angosciati e soli, sempre più disperati e sempre meno fratelli. Tutti in preda all&#8217;incertezza, all&#8217;instabilità, alle difficoltà. Tutti in crisi.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>5. Politica e cultura al servizio dell&#8217;uomo<br />
</strong>Il nostro futuro è in pericolo per tante ragioni. Vinceranno le angosce o gli ideali di libertà e benessere sociale e fratellanza? Bisogna fare sul serio. Se bisogna operare opereremo. Taglieremo e toglieremo dal sistema economico finanziario globalizzato quel che c&#8217;è da togliere. Metteremo delle regole laddove questi trent&#8217;anni di neoliberismo e di cieca fiducia nei mercati hanno deregolato quasi tutto. Anzi, tutto. Ci hanno tolto la fiducia nella politica e nel ruolo dello Stato come co-protagonista, con il mondo privato, delle scelte strategiche legate al nostro &#8216;domani&#8217;. Ci hanno convinti a investire miliardi in risorse pubbliche e servizi che hanno poi privatizzato per quattro soldi. Infine ci hanno tolto l&#8217;idea stessa di futuro facendoci concentrare tutti su un presente (&#8220;now&#8221;, &#8220;il futuro è adesso&#8221;) fatto di futili e inutili telefonini o reti informatiche che usiamo spesso per comunicarci il nulla.<br />
Come tutte le forme di avvelenamenti e intossicazioni la scimmia neoliberista non ha futuro. O muore per crisi anafilattica il paziente (l&#8217;economia mondiale) o scompare la scimmia lasciandosi dietro la sua coda di mal di testa. Il neoliberista è un chupacabras (&#8220;succhiacapre&#8221;) che non pianifica alcun futuro, non coltiva alcunché, non munge le capre, si nutre del loro sangue, avido, lasciandosi dietro i resti simili a carte di caramelle.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>6. Diagnosi: avvelenamento<br />
</strong>In effetti la malattia del sistema economico e finanziario mondiale è molto simile a un avvelenamento. La finanza si è scoordinata dall&#8217;economia. Il gigante globale barcolla, intossicato dalla sua vita senza regole. In questa vita spericolata e libertina (anzi, liberista!) il mostro peloso si è ingigantito, gonfiato di prodotti finanziari malsani, come i derivati, che trasformano l&#8217;economia in un grande Monopoly scala 1:1 e la finanza in una roulette russa (scala 1:10) dove vince chi non muore. La fabbrica alla ricerca di nuove commesse di lavoro ha lasciato il posto a una situation room piena di computer ove non si fanno più scambi commerciali di ricchezza reale ma scommesse fondate su algoritmi matematici simili alla catena di S.Antonio: all&#8217;inizio i primi guadagnano, gli ultimi rimangono nudi.<br />
Durante le prime settimane di ottobre 2008 i media coniano nuove espressioni iperboliche. Non si parla più, ormai, di venerdì nero, ma di intere settimane nere a Wall  Street e in Europa. Ogni giorno, ci dicono le cronache, vanno perse centinaia di miliardi di dollari.<br />
La gente, che non ha mai vsto questi soldi, si chiede allora: &#8220;se sono sparite, queste ricchezze, dove erano prima? Se esistevano davvero, allora di chi, in quali mani erano prima della crisi? Se &#8211; per contro &#8211; erano già svanite prima della crisi attuale, allora &#8220;perché non ce l&#8217;hanno detto per tempo che erano scomparsi?&#8221; Infine, terza possibilità, alcuni di noi dubitano che queste ricchezze siano mai esistite. Ma allora in che mondo ci hanno fatto vivere fino a ieri? Topolino?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>7. Un&#8217;economia dopata<br />
</strong>Economisti illustri cominciano a parlare di economia dopata. Un&#8217;economia dopata è un&#8217;economia intossicata dalla speculazione, da un&#8217;ideologia sbagliata e da una finanza spregiudicata, che opera in mancanza di regole. Questa mancanza di regole favorisce le circolazione del danaro sporco e del danaro grigio provento di evasione fiscale o di truffe agli enti pubblici. In questa anarchia, grazie ai paradisi fiscali, si possono costruire architetture finanziarie e ragnatele societarie di holdings organizzate come scatole cinesi che rendono impossibile capire chi possiede che cosa, di chi sono le responsabilità, da dove viene e dove va (se esiste) la ricchezza che viene scambiata su un mercato globale. Si fanno affari, contratti gasati vendendo prodotti bancari pericolosi a clienti che non ne hanno alcun bisogno. Costoro, famiglie clienti di istituti di credito o imprenditori che comprano prodotti dalle banche di investimento avrebbero, per contro, un gran bisogno di prodotti finanziari classici: vere ipoteche o veri investimenti ben commisurati al bisogno del cliente.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>8. &#8216;Il Cervino ha la sifilide&#8217;<br />
</strong>Invece, anziché puntare sul valore fondamentale del lavoro, dell&#8217;impresa, della famiglia, la finanza libertina e globalizzata ha finito per gonfiarsi d&#8217;aria. Viene in mente il Cervino che cade a pezzi nella torrida estate del 2003. Un geniale autore vallesano, caro amico, scrive &#8220;Matterhorn hat syphilis&#8221;: una diagnosi; Il Cervino ha la sifilide. Allude al turismo di massa che ha trasformato la montagna in una specie di prostituta. Torniamo all&#8217;economia; la crisi anafilattica di ottobre ha fatto sbottare il gonfiore tossico del doping.<br />
L&#8217;economia mondiale soffre di meteorismo e ora si sgonfia come un palloncino senza il nodo, la rana della fiaba. Ma il cattivo odore non è da fiaba. I neoliberisti veramente incalliti vorrebbero far finta di niente, un&#8217;aspirina e via, come sta scritto in endecasillabi sulla confezione della Bayer: &#8220;falls vom Artzt nicht anders verordnet, ein, zwei Tablettten mit Wasser einnehmen&#8221; (se non ci sono altre indicazioni del medico, ingerire 1 o 2 compresse con un po&#8217;d'acqua). Sono aspirine statali da centinaia di miliardi. In tempo di crisi, dopo aver privatizzato i benefici, tutti i neoliberisti che si rispettino si trasformano di colpo, con una scorreggia, in socialisti convinti, pronti a statalizzare e collettivizzare il danno che hanno prodotto nei trent&#8217;anni precedenti. Lo chiamiamo socialismo dei ricchi. Vale anche l&#8217;inverso: in tempi di vacche grasse molti socialisti e sindacalisti si trasformano in neoliberisti convinti, capitalisti dei poveri, allineati alla greppia dei benefici, degli appalti, dei privilegi clientelari.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>9. Crisi di fiducia nel sistema<br />
</strong>La crisi &#8220;non è finita&#8221;. Per forza: nei momenti acuti della crisi finanziaria si addormenta persino il mercato interbancario dei capitali. Vuol dire che la crisi di fiducia è tale che le banche non si fidano più delle banche stesse. Quindi non firmano contratti neanche tra loro. Fin quando la gente continuerà a dire e pensare che &#8220;non è finita&#8221; la crisi non sarà finita.<br />
13 Ottobre 2008: fin quando capi di Governo come Silvio Berlusconi e George Bush appariranno due o tre volte al giorno nei telegiornali per dire che non c&#8217;è nulla da temere o che &#8220;basta investire in titoli ENI o ENEL&#8221; i potenziali investitori conserveranno l&#8217;intima certezza che qualcosa di grave da temere effettivamente c&#8217;è. Ogni giorno in borsa si dissolvono 400 miliardi di dollari. Tra pochi giorni il democratico Barak Obama verrà eletto a presidente degli Stati Uniti d&#8217;America. Intanto i tecnici che gestiscono l&#8217;orologio del debito pubblico di Times Square, nel cuore di New York cambiano il display aggiungendo le due cifre necessarie a rappresentare una cifra che ha superato i dieci trilliards (bilioni) di dollari.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>10. Come rianimare il paziente?<br />
</strong>Nello stesso istante il Congresso vara misure di salvezza economica per mille miliardi, cioè spende un altro trilliard (bilione) del contribuente per salvare l&#8217;economia. In cosa consistono queste misure? Gli operatori economici, i giornalisti, passano le notti ad aspettare che vengano pubblicate in dettaglio sul sito internet del Congresso. Invano. Lunedì 13 ottobre, di fatto, non sappiamo ancora in cosa consistono queste misure. Ora, delle misure sconosciute fin quando rimangono tali possono difficilmente contribuire a ricreare fiducia nel sistema finanziario mondiale. Oggi, a un mese di distanza, la stampa continua a interrogarsi sul senso delle misure di crisi adottate dalle autorità americane ed europee.<br />
Sono misure di aiuto. Ma aiuto a chi? Alla &#8220;gente&#8221;, cioè ai clienti debitori delle banche rovinati dalla crisi dei mutui e indebitati fino al collo? Aiuto alle banche (comprese quelle che hanno maggiormente contribuito a causare il disastro)? Aiuto ai clienti investitori (imprenditori, aziende, azionisti, risparmiatori&#8230;) che hanno contribuito fino a ieri a iniettare danaro fresco nel sistema bancario comprando prodotti-promessa che in realtà sono divenuti venefica carta straccia e cause giudiziarie?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>11. L&#8217;economia? A cosa serve?<br />
</strong>Cos&#8217;è, anzitutto, l&#8217;economia? Viene ufficialmente classificata fra le scienze umane o sociali. L&#8217;origine della parola è greca: οῖκος [oikos], &#8216;casa&#8217; e νομος [nomos], &#8216;norma&#8217;, dunque: &#8216;amministrazione della casa&#8217;. Naturalmente nell&#8217;epoca della globalizzazione dei mercati, del &#8216;villaggio globale&#8217; , della proclamata rivoluzione ambientalista che deve salvare la Terra dal degrado&#8230; la parola &#8220;casa&#8221; finisce per significare il mondo intero, la biosfera terrestre, l&#8217;universo, l&#8217;insieme di tutte le attività umane finalizzate alla produzione, alla distribuzione e al consumo di risorse materiali o intellettuali, ovvero di beni o servizi che vengono scambiati sul mercato in base al loro valore in danaro.<br />
Lo scambio permette ai singoli soggetti economici di soddisfare il proprio fabbisogno, cioè di avere quelle cose che considerano condizioni necessarie per  &#8220;una vita degna di essere vissuta&#8221;.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>12. Una teoria e una pratica<br />
</strong>A rigore dire che l&#8217;economia è una scienza non è esatto. Come ci insegna qualsiasi manuale, l&#8217;economia non si limita a studiare degli eventi elaborando delle teorie. Visto che ad ogni teoria corrisponde specularmene una pratica l&#8217;economia finisce per essere anche pratica sociale concreta che modifica lo stato del mondo ogni volta che qualcuno stringe la mano a qualcun altro per vendergli una mucca, un cavolo o il pacchetto azionario di una holding da due miliardi. Quindi l&#8217;economia, prima ancora che una forma di studio, è una forma di consapevolezza che accompagna qualsiasi decisione umana sin dai tempi in cui si barattavano oggetti d&#8217;ambra, selce o di ossidiana e si scolpivano frecce di quarzo. L&#8217;economia è un ciclo continuo di esperienza concreta, monitoraggio costante della realtà, riflessione teorica,  analisi, sintesi, decisioni e applicazione pratica di queste decisioni attraverso la produzione e l&#8217;uso di nuove tecnologie.<br />
L&#8217;economia non è nelle barbe dei professori di università, ma è al mercato, alla stazione, nel negozio del pescivendolo, in fabbrica, dovunque qualcuno sta scambiando qualcosa con qualcun altro. L&#8217;economia attuale che governa il villaggio globale non è sostenibile, a meno che non siamo disposti ad accettare come normale il fatto che ogni cinque secondi un bambino muore di fame, di mancanza di acqua potabile, di banali malattie. Adesso ce ne stiamo accorgendo tutti che non è sostenibile. Neanche noi riusciamo più a sostenerla.<br />
So che molti professori non saranno d&#8217;accordo, ma per la gente comune, come noi, Il fine etico dell&#8217;economia è produrre ricchezza, benessere e soddisfazione a vantaggio di tutta la comunità umana. Questo nuovo valore &#8220;aggiunto&#8221; (che si aggiunge, cioè, allo stato precedente) questa ricchezza reale che vede la luce, non può essere creata artificialmente sui computer della borsa. In borsa si producono solo pezzi di carta con delle promesse di pagamento. Il solo modo per produrre ricchezza è il lavoro. Il luogo, il tempio dove produrla è  primariamente l&#8217;azienda, l&#8217;impresa. Gli operai, i funzionari produttori di servizi pubblici e privati e gli imprenditori sono i sacerdoti officianti di un&#8217;economia sana dove &#8220;un pollo oggi&#8221; vale più della promessa di &#8220;un pollo e mezzo per domani&#8221;.</p>
<ul>
<li><em>Articolo scritto per l&#8217;edizione speciale de l&#8217;aria di domani (n.40) dedicata a STATO CRITICO, la crisi dal punto di vista di chi la subisce. Si tratta di materiale che viene messo in discussione in &#8220;Piazza Agorà, Bellinzona&#8221; in occasione della serata di fondazione di STATO CRITICO, sabato 29 novembre 2008, Casa del Popolo, Bellinzona. L&#8217;articolo viene pubblicato sulla nostra piazza elettronica <a href="http://statocritico.wordpress.com/" rel="nofollow">http://statocritico.wordpress.com/</a>.  Per contattare la redazione e l&#8217;autore:  <a href="mailto:air-domani@ticino.com">air-domani@ticino.com</a></em></li>
</ul><br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/statocritico.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/statocritico.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/statocritico.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/statocritico.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/statocritico.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/statocritico.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/statocritico.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/statocritico.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/statocritico.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/statocritico.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/statocritico.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/statocritico.wordpress.com/14/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/statocritico.wordpress.com/14/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/statocritico.wordpress.com/14/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=14&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Tagli nella scuola, regali alle banche!</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Nov 2008 16:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[...secondo gli studenti]]></category>

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		<description><![CDATA[SI TAGLIA NEL SOCIALE E NELLA SCUOLA… … MA I SOLDI PER L’UBS CI SONO !!! Una grave crisi economica La situazione economica disastrosa che stiamo vivendo a livello internazionale segna il declino inesorabile del sistema occidentale basato sul liberismo e sul consumismo. Coloro che per anni hanno difeso il “meno Stato”, le privatizzazioni, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=10&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>SI TAGLIA NEL SOCIALE E NELLA SCUOLA…</strong></span></h2>
<h2 style="text-align:center;"><span style="color:#ff0000;"><strong>… MA I SOLDI PER L’UBS CI SONO !!!<br />
</strong></span></h2>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><strong>Una grave crisi economica<br />
</strong>La situazione economica disastrosa che stiamo vivendo a livello internazionale segna il declino inesorabile del sistema occidentale basato sul liberismo e sul consumismo. Coloro che per anni hanno difeso il “meno Stato”, le privatizzazioni, il capitalismo più sfrenato e privo di sensibilità umana non solo hanno portato il nostro Paese ad una situazione in cui il precariato del lavoro e l’insicurezza nel futuro per molti cittadini, giovani in particolare, è ormai evidente, ma ha saputo drasticamente aumentare il divario fra ricchi e poveri, togliendo o diminuendo a questi ultimi soprattutto servizi pubblici e garanzie sociali con una politica di sgravi fiscali ai ricchi e alle grandi aziende da una parte e di tagli al servizio pubblico dall’altra. Ora, invece, di fronte a questa crisi ben più grave di quella del ‘29, questa stessa gente che continua a dirigere il Paese e l’economia, senza la benché minima coerenza cambia atteggiamento e chiede “più Stato”. E questo unicamente per salvare i propri profitti che si stanno sgretolando anche perché dall’altra parte del mondo, emergono paesi che una volta l’Occidente sfruttava (come la Cina socialista e l’India statalista), con i quali il nostro “libero mercato” non riesce a competere.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-10"></span><strong>Rubare ai poveri per dare ai ricchi<br />
</strong> Come SISA non possiamo accettare la conversione all’intervento statale in economia di coloro che in questi ultimi anni hanno deciso di smantellare il servizio pubblico, tentando anche in Ticino di far progredire la scuola privata rispetto a quella pubblica (vedi votazione dell’8 febbraio 2001 fortunatamente bocciata dopo una mobilitazione studentesca). Egoistica e assolutamente intollerabile è dunque la logica di privatizzare i guadagni e di socializzare invece le perdite. Gli studenti e i lavoratori sono stati tartassati per anni per favorire l’economia privata e il padronato, e ora dovrebbero anche sacrificarsi per salvare gli imperi economici che stanno crollando? E’ vergognoso e qualificabile come “alto tradimento” degli interessi popolari, che il Consiglio federale regali 60 miliardi di franchi (delle nostre imposte) all’UBS, che non ci risulta essere un’azienda sociale di pubblica utilità. Dopo tagli alle scuole pubbliche, tagli alle assicurazioni sociali e pensionistiche, tagli nel personale e licenziamenti di massa nelle ex-regie federali, ora di colpo si trovano invece i soldi per garantire ai responsabili delle peggiori speculazioni borsistiche e finanziarie un futuro?</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Nessuna autocritica<br />
</strong>Il governo e i vertici dell’economia non stanno analizzando le cause di questo disastrosa crisi, non stanno facendo autocritica, non stanno progettando soluzioni sostenibili; al contrario continuano da una parte la loro arrogante politica neo-liberista (vedi tagli del preventivo 2009 nel solo Ticino) snobbando gli studenti e i lavoratori e nel contempo stanno mettendo delle pezze per tirare (loro) ancora un po’ avanti, intaccando però le risorse dello Stato stesso, e ciò senza alcuna lungimiranza e senso civico.</p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Necessità di riforme strutturali<br />
</strong>Il SISA rivendica non solo investimenti nella formazione, nei servizi pubblici e nello stato sociale; ma pure il ritiro di ogni aiuto ai responsabili del crollo di un sistema economico basato sulla speculazione, sul saccheggio delle risorse naturali e sullo sfruttamento dei lavoratori e dei giovani precari. Riteniamo inoltre che sia necessario una maggiore sorveglianza democratica delle attività finanziarie nonché prendere in considerazione la possibilità di nazionalizzazione delle banche, rendendole un servizio pubblico atto unicamente ad una crescita economica sostenibile del paese (e non solo delle multinazionali!).<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align:justify;"><strong>Facciamoci sentire<br />
</strong>Invitiamo tutti i sindacati, i movimenti sociali e i partiti operai a promuovere una manifestazione unitaria contro i regali all’UBS e per le rivendicazioni suddette. Da parte nostra lavoreremo nelle scuole per sensibilizzare studenti e apprendisti.</p>
<p style="text-align:right;"><em>Bellinzona, 27 ottobre 2008</em></p><br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/statocritico.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/statocritico.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/statocritico.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/statocritico.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/statocritico.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/statocritico.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/statocritico.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/statocritico.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/statocritico.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/statocritico.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/statocritico.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/statocritico.wordpress.com/10/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/statocritico.wordpress.com/10/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/statocritico.wordpress.com/10/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=statocritico.wordpress.com&amp;blog=5458750&amp;post=10&amp;subd=statocritico&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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